Jeri Nickell, negli anni settanta è stata una hippie. con lo storico furgoncino Volkswagen ha viaggiato per gli States in lungo e in largo. Ha fatto ogni tipo di lavoro. Chi la conosce la considera un vero spirito libero errante sempre in giro per il mondo. Il suo unico punto fermo è la sua villa in mezzo ai boschi sull’isola di Vashon di fronte a Seattle. Oggi è una web designer e continua a vivere la sua vita con istinto e libertà come ha sempre fatto. Ama presentarsi come the Queen of Fucking Everything…
Nella tua vita hai viaggiato moltissimo. Come mai alla fine hai deciso di fermarti proprio a Seattle?
Seattle è un po’ di tutti i posti in cui sono stata nel mondo, ci sono grandi canali, montagne spettacolari su entrambi i lati delle città, isole, traghetti, uomini dei traghetti, una scena musicale incredibile, ottimi posti dove fare shopping e soprattutto le persone, spiriti liberi come me.
Qual è quindi l’aspetto a cui sei più affezionata dello stato di Washington?
La bellezza che mi circonda.
Seattle è anche stato il luogo in cui è nato il fenomeno grunge, cosa ricordi di quel periodo?
Ricordo tutti quei piccoli locali che si scoprivano per caso camminando per la città. Entravi in un vecchio edificio attraverso una porta di ferro e all’interno si suonava musica dal vivo di gruppi locali che nel giro di un paio d’anni sarebbero diventati famosi in tutto il mondo come i Mudhoney ed i Melvins.
Quanto sono cambiate le cose a Seattle dopo che il grunge è diventato un fenomeno mondiale?
L’arrivo di orde di strani turisti. Dopo che il look grunge, le camice a quadri in flanella e i maglioni bucati, sono diventati mainstream e così il look e le sensazioni della città sono cambiate.
Credi che il grunge a Seattle sia definitivamente morto o ci sono ancora per le strade dei grunge kids?
Decisamente è ancora vivo, ma al livello in cui lo era alle origini prima che venisse etichettato come grunge.
Che ricordi hai di Seattle durante la morte di Kurt Cobain?
Nuovamente, orde di strani turisti. C’era una sensazione di tristezza che si percepiva a Seattle e nei dintorni per la perdita di Kurt. Per molte persone qui era la loro voce.
Ricordo che una delle prime volte che sono venuto a trovarti ti ho chiesto di portarmi a vedere la casa di Kurt Cobain, c’è ancora gente che viene a Seattle per vedere la sua casa?
Sta diminuendo, ma tutt’ora ci sono degli amici che quando vengono a trovarmi vogliono vedere la sua casa. Resterà per sempre un’icona.
Alcuni anni fa Gus Van Sant, con cui hai fatto il liceo, ha girato Last Days sugli ultimi giorni prima della morte di Kurt Cobain, l’hai visto?
Mi dispiace ma non l’ho visto. Lo affitterò.
Hai vissuto due delle più grandi epoche storiche del rock Woodstock e il grunge, dal tuo punto di vista che differenze hai percepito?
Le uniche differenze erano la mia età ed il modo di vestirsi, forse anche le macchine ma le droghe erano praticamente le stesse, lo sono ancora ed ancora mi piacciono! E mi piace ancora la musica rock. Credo che una delle ragioni principali per cui un certo tipo di musica viene a far parte di un’era è quando i giovani non vengo sentiti e non vengono ascoltati e si sentono persi. Trovano così la loro via di fuga attraverso la musica, che parla per loro e racconta le loro storie.
Hai visto l’ascesa e la fine di due icone quali, Jim Morrison che hai visto live al Whisky A GoGo e Kurt Cobain cosa pensi di entrambi?
Sono entrambi icone per le stesse ragioni. Entrambi dal mio punto di vista non hanno avuto paura di seguire ciò che sentivano dentro loro stessi ed hanno usato questa energia nella loro musica che parlava ad altri attraverso le stesse cose, gli stessi problemi, attraverso le stesse situazioni da cui entrambi si sentivano intrappolati. Inoltre sono morti quando erano giovani e creativi lasciando un segno nel cuore di molti.
ENGLISH
Jeri Nickell in the seventies has been an hippie, with the tipical Volkswagen van she has travelled all over the States. She has done any kind of job. She’s considered by the people who knows her like an errant free spirit always travelling around the world. Her only base is her house in the middle of the wood on Vashon Island in front of Seattle. Today she’s a web designer and she keeps on living her life thru her instinc and freedom like she has always done. She likes to introduce herself like the Queen of Fucking Everything…
You have travelled so much in your life why you did you end up in Seattle?
Seattle has a bit of each place I've been in the world...great waterways, spectacular mountains on both sides of the city, islands, ferry boats, ferry men, incredible music scene, good shopping and the people that hear the same beat as I do. We are free spirits.
Which is the best thing of living in the State of Washington in particular in Seattle?
The beauty all around me.
What do you remember about the grunge era in Seattle, where everything has started?
I remember all the small little clubs that you would discover by wandering the city. You would go into an old building, thru a metal door and inside would be live music by who knew who, and then they would be discovered in a year or so and become famous like the Mudhoney ans the Melvins.
How much things have changed in the city after grunge has become such a huge phenomenon?
Lots of very strange tourists. I think it was the clothes, check shirts and broken pulls, becoming main stream. That changed the look and feel of Seattle.
Do you think grunge is really dead or are still there grunge kids around the city?
I really think it's still alive, but at the level it was before it was labled grunge.
What do you remember about Seattle during the Kurt Cobain’s death?
Again, lots of strange tourists. It was a very sad feeling in and around Seattle because of Kurt. He was really the voice to many people here.
While I was there I’ve asked you to drove me at the Kurt Cobain’s house, do you think there are still people that come to Seattle to visit his house?
It's slowing down some, but I still have people visit that want to see his house. He will always be an icon!
Few years ago Gus Van Sant, you two where students at the same school, have shoot Last Days, have you seen the movie? What do you think about it?
Haven't gotten to see the movie, so sorry! Will tho!
You have lived two of the biggest music eras Woodstock and the Grunge, of course in two different ways, from your point of view which are the main differences?
The only difference was my age and the clothes, maybe the cars but the drugs were basically the same, still are, still love them! I mean still love the music! Hmmmm.....One of the main reasons a certain type of music becomes an 'era' is when the young people aren't being listened to, aren't being heard...are feeling 'lost'. They find their way through music, it speaks to them and tells their stories.
You have seen the rise and death of two of the biggest icon like Jim Morrison, that you have seen live at the Whisky A GoGo and Curt Kobain can you tell me your point of view about these two icons?
They are icons for the same reason's. They were not afraid to follow what was going on inside themselves, and used this energy in their music that spoke to others going thru the same things, the same problems, having the same situations that they can't get out of. And of course, they both died while still young and creating.
martedì 3 luglio 2007
Brett Anderson - Interview (italian)
Dopo la fine degli Suede ed un album con i The Tears concepito con il tanto amato ed odiato Bernard Butler, oggi Brett Anderson torna da solo con un album che vedrà la luce l’anno prossimo. In un assolato pomeriggio alla Rotonda della Besana di Milano, disteso sul prato con in mano Hangover Square, libro di Patrick Hamilton, Brett mi parla degli Suede, dei The Tears e del suo primo lavoro da solista.
Londra è sempre stata per te un’inesauribile fonte d’inspirazione, sia con gli Suede che con i The Tears. Credi che questa città continuerà a ispirarti come in passato?
Londra è la mia inesauribile fonte d’ispirazione, lo è sempre stata e credo che lo sarà sempre. C’è una canzone che ho scritto con gli Suede, He’s Dead, che parla dell’amore e del veleno di Londra: questa canzone rispecchia in pieno quello che penso di questa città, perché è piena di bellezza ma al tempo stesso anche di dolore, un aspetto comune a ogni grande città. Pur vivendo da sempre a Londra il mio amore per lei non è mai venuto meno, anzi, negli anni si è alimentato perché è sempre stata in grado di stupirmi ed ispirarmi. Molti dei miei testi rispecchiano la vita in questa città.
Con i The Tears hai scritto una canzone intitolata Autograph. Ma Brett Anderson ha mai desiderato avere l’autografo di qualcuno?
No. E a dire il vero non ho mai capito cosa può significare per qualcuno possedere un autografo di un cantante e che cosa si possa provare ad avere lo scarabocchio di qualcuno su una qualsiasi cosa. Non l’ho mai chiesto a nessuno e
credo che non lo farò mai.
E’ dai tempi del brit pop che la scena rock inglese non attraversa un periodo florido come quello di oggi. Hai avuto la possibilità di vivere entrambi i periodi, che differenze noti?
Ora, a differenza di dieci anni fa, si pensa di più alla carriera che una nuova band può avere. Quando iniziai con gli Suede tutta l’attenzione era rivolta a quello che avremmo fatto sul prossimo album. Molte nuove band raggiungono il successo col primo album, ma poi non hanno il co-raggio di osare qualcosa di nuovo e inaspettato col secondo, e percorrono la stessa strada facendo dischi carini ma non d’impatto. Credo che non ci sia stata nessuna band che abbia fatto come secondo disco un album inconsueto come gli Suede hanno fatto con Dog Man Star. Non sto dicendo che non ci sono gruppi validi in giro in questo momento, anzi, mi piacciono The Arcade Fire, e i Bloc Party ma ora aspetto di sentire cosa faranno con il loro secondo album. Mi piacciono molto anche gli Yeah Yeah Yeahs, Cold War Kids e The Young Knives.
E’ vero che hai terminato il tuo primo album solista?
L’ho fatto ed è pronto. Credo che uscirà all’inizio del 2007. Il viaggio sulle montagne russe inizierà ora. Solo il tempo mi saprà dire come questo disco verrà accolto ma tutto ciò che so è che non sono mai stato così entusiasta di un disco dai tempi di “Coming Up”.
Ha già un titolo L’album?
Credo s’intitolerà Brett Anderson, alla fine è il mio nome… Il lavoro di Scott Walker è stata una grossa fonte d’ispirazione, sarà un album molto orchestrato ricco di archi in loop . Per la prima volta ho suonato più strumenti scrivendo da solo molte parti di chitarra elettrica. Ne sono fiero ed ossessionato. Tutte le canzoni sono state co-scritte con il mio amico Fred Bull meglio conosciuto con lo pseudonimo Pleasure. Nel complesso è un album triste e dark concepito in modo spontaneo.
Londra è sempre stata per te un’inesauribile fonte d’inspirazione, sia con gli Suede che con i The Tears. Credi che questa città continuerà a ispirarti come in passato?
Londra è la mia inesauribile fonte d’ispirazione, lo è sempre stata e credo che lo sarà sempre. C’è una canzone che ho scritto con gli Suede, He’s Dead, che parla dell’amore e del veleno di Londra: questa canzone rispecchia in pieno quello che penso di questa città, perché è piena di bellezza ma al tempo stesso anche di dolore, un aspetto comune a ogni grande città. Pur vivendo da sempre a Londra il mio amore per lei non è mai venuto meno, anzi, negli anni si è alimentato perché è sempre stata in grado di stupirmi ed ispirarmi. Molti dei miei testi rispecchiano la vita in questa città.
Con i The Tears hai scritto una canzone intitolata Autograph. Ma Brett Anderson ha mai desiderato avere l’autografo di qualcuno?
No. E a dire il vero non ho mai capito cosa può significare per qualcuno possedere un autografo di un cantante e che cosa si possa provare ad avere lo scarabocchio di qualcuno su una qualsiasi cosa. Non l’ho mai chiesto a nessuno e
credo che non lo farò mai.
E’ dai tempi del brit pop che la scena rock inglese non attraversa un periodo florido come quello di oggi. Hai avuto la possibilità di vivere entrambi i periodi, che differenze noti?
Ora, a differenza di dieci anni fa, si pensa di più alla carriera che una nuova band può avere. Quando iniziai con gli Suede tutta l’attenzione era rivolta a quello che avremmo fatto sul prossimo album. Molte nuove band raggiungono il successo col primo album, ma poi non hanno il co-raggio di osare qualcosa di nuovo e inaspettato col secondo, e percorrono la stessa strada facendo dischi carini ma non d’impatto. Credo che non ci sia stata nessuna band che abbia fatto come secondo disco un album inconsueto come gli Suede hanno fatto con Dog Man Star. Non sto dicendo che non ci sono gruppi validi in giro in questo momento, anzi, mi piacciono The Arcade Fire, e i Bloc Party ma ora aspetto di sentire cosa faranno con il loro secondo album. Mi piacciono molto anche gli Yeah Yeah Yeahs, Cold War Kids e The Young Knives.
E’ vero che hai terminato il tuo primo album solista?
L’ho fatto ed è pronto. Credo che uscirà all’inizio del 2007. Il viaggio sulle montagne russe inizierà ora. Solo il tempo mi saprà dire come questo disco verrà accolto ma tutto ciò che so è che non sono mai stato così entusiasta di un disco dai tempi di “Coming Up”.
Ha già un titolo L’album?
Credo s’intitolerà Brett Anderson, alla fine è il mio nome… Il lavoro di Scott Walker è stata una grossa fonte d’ispirazione, sarà un album molto orchestrato ricco di archi in loop . Per la prima volta ho suonato più strumenti scrivendo da solo molte parti di chitarra elettrica. Ne sono fiero ed ossessionato. Tutte le canzoni sono state co-scritte con il mio amico Fred Bull meglio conosciuto con lo pseudonimo Pleasure. Nel complesso è un album triste e dark concepito in modo spontaneo.
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