venerdì 22 agosto 2014

MATTHIEU CHARNEAU - Styling & Interview












Era settembre 2012 tutto era organizzato, i biglietti dell’aereo acquistati, gli uffici stampa per i vestiti già contattati tutto era pronto per incontrare e fotografare l’attore/modello Matthieu Charneau a Parigi, ma poi un’ernia ed aggiungerei anche fottuta, (L1 L2), mandò tutto in fumo. Ora dopo quasi circa due anni ho incontrato Matthieu. Lo trovo ad attendermi nella Hall dell’hotel, un ragazzo di 25 anni, un piccolo Peter Pan con gli occhi vispi e furbi, è completamente bagnato dall’ennesima pioggia parigina, mi da la mano, mi abbraccia e si scusa per essere in anticipo di cinque minuti e la prima cosa che mi viene da dirgli è: “ Finally we made it!”

Ciao Matthieu come stai? Come procedono le cose? Sei sempre incasinato come un matto?
Sta andando alla grande. Le cose procedono bene ho lavorato duramente e lo sto facendo tuttora. In realtà è un periodo molto creativo e mi sento ispirato. Quindi sì, ti direi che sono incasinato come un matto!

Mi racconti com’è una tua giornata tipo?
Non ho una giornata tipo, sono tutte diverse, e questo mi piace. Odio la  routine. Scrivo, per ore a volte, per tutta la notte. Non dormo molto. Leggo molto. Ho le miei lezioni di recitazione e di canto con un coach personale, c’è un sacco di lavoro da fare ma lo adoro. Vado al cinema per quanto posso. Faccio sport, corro ma mi manca la natura. Io amo fare l'arrampicata e l’escursionismo. Parigi non è il luogo perfetto per questo. Oh, e naturalmente vedo i miei amici e trascorro quanto più tempo possibile con loro. 

Ieri sera sono andato al cinema a vedere Maps to the Stars, che mi è piaciuto, tu avevi intenzione di vederlo la sera che siamo incontrati a Parigi, ce l’hai fatta? Ti è piaciuto?
Sì. Ce l'ho fatta! È stato uno dei film proiettati al Festival di Cannes che ero più impaziente di vedere. Mi è veramente piaciuto. Sono molto felice che Juliane Moore abbia ottenuto la palma come migliore attrice, anche se penso che pure Marion Cotillard la meritava per il film di Dardenne. Amo i film di David Cronenberg. Il modo in cui esplora le nevrosi e le fobie della società occidentale, dando libero sfogo allo scatenamento degli impulsi repressi, è magnetico. Ha una grande padronanza tecnica e un universo sia malsano, ultra-violento che cerebrale. Egli mi affascina e mi dà un sacco di ispirazione. Sono cresciuto con "Scanner", " Videodrome " e "The Fly"; sono stato dipendente di film horror quando avevo 6-7 anni. Naturalmente avevo paura, ma n’ero anche affascinato. Mia mamma stava impazzendo perché riuscivo sempre a trovare un modo per guardare i video che mio fratello nascondeva da qualche parte nella sua stanza .

Quando ci siamo visti eri appena tornato dal festival di Cannes, come è stato ?
E ' stato molto bello. Non ho avuto nessun film da presentare quindi non era un grosso problema per me, ma sono andato con il mio amico Justin Wu perchè proiettavano il suo secondo cortometraggio "Le Devoir". È andata davvero molto bene per lui. Ho apprezzato molto la mia prima esperienza a Cannes, è stato emozionante, soleggiato, buone vibrazioni, begli incontri, mi sono divertito ed ho fatto il mio primo tappeto rosso, mentre Cate Blanchet era lì. Molto glamour.

Parlando tua carriera cinematografica hai girato 4 cortometraggi e due lungometraggi. Puoi dirmi qualcosa a riguardo? Quanto senti che la tua recitazione sia cambiata dalla prima volta che ti sei messo davanti alla macchina da presa?
Il mio primo corto è stato per Mugler. Abbiamo girato a New York nel 2011, prima della Menswear Fashion Week del 2012. Era la mia prima esperienza cinematografica e mi è piaciuta molto, dopo di che mi sono trasferito a Parigi ed ho iniziato a frequentare l’European Acting School Cours Florent. Ho davvero incominciato a girare nel 2013, quando ho incontrato Justin Wu che con "Coup de Grace" mi ha dato il primo ruolo da protagonista ed è stato proiettato in alcuni importanti festival cinematografici. Sarà on line il prossimo autunno. Ho anche avuto il ruolo di uno dei personaggi principali in un film intitolato " Les Français du Jour J ", diretto da Cédric Condon, un film di guerra sulla sbarco alleato in data 6 giugno 1944 con il Commando Kieffer. Io interpreto il ruolo di Marcel Labas, un giovane fuciliere Marine che muore in Ouistreham per un colpo di testa da parte di un cecchino. Ho avuto un piccolo ruolo come studente nel secondo lungometraggio di Arnaud Viard chiamato "Un Nouveau Souffle ", che uscirà nelle sale a fine 2014 o inizio 2015. Arnaud interpreta il suo personaggio, è una sorta di autobiografia. Sento che la mia recitazione è cambiata dalla mia prima volta davanti alla macchina da presa, ma non è sufficiente. Ho sempre voglia di andare oltre e di esplorare più a fondo me stesso per questo tendo a lavorare sempre di più. Questa è la parte interessante, anche se può essere molto frustrante. Mi sono messo molto sotto pressione.

Come ti prepari ad un ruolo ?
Faccio sempre qualche ricerca sul personaggio. Ho bisogno di sapere dove il personaggio viene, qual è il suo passato, quali sono i suoi obiettivi, quello che sta attraversando e perché, e un sacco di altre domande per sapere chi sia. C'è una grande parte creativa dove mi costruisco la sua storia/vita. Lo metto su carta. Poi guardo quello che mi colpisce nella sua vita, quali sono le connessioni che ci sono tra di noi e ciò che ci accomuna ad essere la stessa persona. Io costruisco la sua vita e le sue emozioni attraverso la mia. Poi inizio ad usare questo nuovo materiale con esercizi d’improvvisazione. Prima senza dialoghi, solo sguardi e movimenti, i dialoghi vengono dopo, naturalmente. Sto ancora esplorando diversi modi di lavorare su un personaggio. Immagino ci voglia una vita!

Se avessi la possibilità in questo istante di lavorare con qualsiasi regista che ti piace chi sceglieresti e perché?
Gregg Araki. Ci sono un sacco di registi con cui mi piacerebbe lavorare, naturalmente, come Christophe Honoré, Jean - Pierre e Luc Dardenne, Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Gus Van Sant, Sofia Coppola, e molti altri, ma mi sento molto vicino a Gregg, e ai suoi personaggi. Inoltre amo il suo universo e lui è un incredibile film-maker. Sceglierei sicuramente Gregg Araki.

Sembri veramente a tuo agio nudo davanti alla macchina da presa, chi è il partner dei tuoi sogni con cui vorresti girare una scena hot in un film?
Come partner femminile sceglierei Jessica Chastain o Eva Green. Mi sono innamorato di entrambe, non riesco a scegliere, vada per un threesome. Come partner maschile sceglierei Michael Fassbender. È stato così meraviglioso  in " Shame" di Steeve McQueen ed è sicuramente uno degli attori più sexy di oggi.

Concordo appieno su Fassbender! Mi racconti quale esperienza ha avuto un impatto significativo sulla tua carriera?
Il cortometraggio di Muglers ha avuto un impatto significativo sulla mia carriera di modello. Anche Pierre & Gilles sono stati un grande passo per me e mi hanno aperto nuove opportunità. Il mio incontro con Justin Wu lo scorso anno è stato un altro momento molto importante per me. Ha molto talento, è umano, ed ho imparato molto a lavorare con lui. Non vedo l'ora della nostra prossima collaborazione.

Hai citato Pierre et Gilles, e mi è venuto in mente che ho visto alla Galerie Daniel Templon la mostra Hero, dove tu eri presente in tre foto: Johnny Guitar, Narciso ed un marinaio. Le loro foto sono incredibili. Com'è lavorare con loro?
La mostra è andata molto bene. Quelle immagini che hai citato le abbiamo fatte tutte in un anno, è stata un'esperienza incredibile e ne vado davvero orgoglioso. È un’occasione conoscerli, Pierre & Gilles sono molto gentili, sono persone umane e sono davvero felice di averli come amici di oggi.

Quali sono i ricordi più divertenti che hai della tua carriera di modello ?
Mentre stavamo girando il cortometraggio per Mugler sulla spiaggia il primo giorno, c'era una scena in cui io ero nudo con la schiena alla macchina da presa e la faccia verso l'oceano. Tutti gli altri modelli ed il team erano dietro di me, si sa non è mai facile essere completamente nudo di fronte a quaranta o cinquanta persone. Il regista mi diceva: “Non ti muovere, è perfetto!" così non mi mossi. Stavo fronteggiando l’oceano, nudo, nessuno intorno, tranne dietro di me. Tutto procedeva bene, ma dopo poco è arrivato un gruppo di turisti ed hanno visto che stavamo girando così sono giunti in spiaggia e si sono messi davanti a me. Durante tutte le riprese si sono fermati a guardare mentre mi riprendevano in questa posizione assurda con i genitali all’aria, devo ammettere che è stato imbarazzante ma anche divertente.

Da quello che ho visto mi sembra che la musica ti piaccia un sacco il tuo iPhone è pieno di canzoni, ci hai fatto scoprire la musica di Christine and the Queens, e ci è piaciuta molto. Senza quale cantante o l'album non puoi vivere senza o non può mai mancare nel tuo iPhone?
Sì, metto musica ovunque mi trovo, anche quando scrivo. Nel mio iPhone non mancheranno mai Björk, No Doubt, Aphex Twin, Lana Del Rey, M83, Phoenix,  London Grammar, i Queen e Klaus Nomi, sono sempre in giro con me.

Quindi canterai sotto la doccia ?
Sì, lo faccio .

Qual è l'ultimo concerto che hai visto?
È stato tre mesi fa, quello di Dorian Wood, è un cantante di Los Angeles ed anche un amico. Stava facendo un tour in Europa ed è venuto a Parigi nel mese di marzo. È stato bello.

Mi dicevi che hai intenzione di andare a Los Angeles per tre mesi. Hai delle attese circa la terra dei sogni?
Prima di tutto voglio vivere un’esperienza, una grande avventura lunga tre mesi di libertà: voglio fare skate boarding, trekking, surf, incontrare persone, visitare luoghi, scrivere nuove storie, andare a trovare gli amici che ho lì. Non ho alcun’aspettativa se non quella di vivere giorno per giorno. Chissà cosa accadrà. Non lo voglio sapere fino al mio ultimo giorno lì.

Qual è il tuo posto preferito a Parigi per rilassarti e uno in particolare per divertirti?
Vorrei saperlo. Ho lavorato come un matto da quando sono arrivato a Parigi due anni e mezzo fa, non mi piace molto vivere la vita parigina. Lo so è una vergogna!

Come è stata la tua adolescenza a Châteauroux? Torni ancora nella tua città natale?
Era tranquillo, come una vita normale in campagna. Ho dei bei ricordi là, e pure quelli tristi, ma mi hanno reso più forte. È passato un anno dall’ultima volta che sono tornato nella mia città ed ho visto la mia famiglia. Mi mancano i miei genitori a volte. Li amo, sono fantastici. Ii rivedrò prima di partire per Los Angeles.

Sei innamorato in questo momento ?
No.

Puoi raccontarci la storia che stai scrivendo per il nuovo progetto con Justin Wu?
Justin sta attualmente lavorando al suo primo lungometraggio. Abbiamo deciso di lavorare insieme su alcuni racconti che sono collegati con la storia del suo lungometraggio. Sto scrivendo una sceneggiatura in questo momento. Questo è tutto quello che posso dire per ora!


NO VACANCY Starring LORENZO BALDUCCI - Styling














Kostis Fokas - Interview


Nei lavori di Kostis Fokas l'uso spiritoso del corpo umano nella sua interezza è usato come strumento di esplorazione e si propone di trasmettere le sue fantasie più intime attraverso la sua arte. Le sue fotografie sono colme di riferimenti alla sessualità, al movimento Dada, alla cultura pop, il tutto mischiato con una sana ironia che rende il suo lavoro quasi postmoderno in un continuo gioco stimolante tra spazio, corpo ed oggetti. Kostis è originario della Grecia, ma ora vive a Londra, dove crea le sue fotografie utilizzando la sua capacità innata di creare e catturare personificazioni del provocatorio nella forma umana. Impegnativo e sessualmente carico, il suo lavoro utilizza il corpo spogliato dei suoi vestiti, lasciato completamente esposto e arreso, come una metafora per la sessualità, la forza, e l'umanità. Nel suo lavoro credo che la rappresentazione sia spesso legata all'accettazione, dove a volte la sottomissione trasmette l'arrendersi a qualcosa di più grande e più potente di noi.
Cosa ricordi della tua infanzia in Grecia ?
Sono nato ad Atene in Grecia. Mio padre lasciò presto la famiglia così sono cresciuto solo con mia madre. Ho iniziato a disegnare più in là di quanto io ricordi, anche prima di andare a scuola. Ho continuato a disegnare cercando di migliorarmi. Ho sempre avuto questa passione, a cui mi sono dedicato molto fin da piccolo ed ero anche molto disciplinato. La pittura è stato anche uno dei motivi per cui ho trascorso molto tempo da solo, preferivo la solitudine, ero un bambino molto introverso. Non sono sicuro se fossi felice.
Oggi vivi a Londra, quanto è differente dal vivere in Grecia?
Atene non è sicuramente così piovosa, come è Londra (ride). Ma quando si tratta di arte una delle grandi differenze tra Atene e Londra è il livello di sperimentazione. Il mercato ad Atene è ancora piccolo e la gente ha paura di prendere rischi . La scena a Londra è anche molto più cosmopolita di quella di qualsiasi altro centro culturale europeo è molto competitiva, d'altra parte la vita ad Atene è molto più facile, più semplice e meno complicata, e ciò è buono.
Spagna, Italia e Grecia abbiamo tutti sangue mediterraneo che scorre nelle nostre vene, quanto di questo lato passionale pensi esca dalle tue opere?
Non so se sia per il sangue mediterraneo, so di certo che è la passione che mi guida sempre. Passione per le persone e per i rapporti. Sono contento che in questa fase della mia vita sto portando passione e disciplina nel mio lavoro. Tutto questo mi da forza per andare avanti ed essere una persona migliore.
Quando ti sei accorto che la fotografia sarebbe diventata il tuo mezzo d'espressione?
All'età di vent'anni avevo già una vasta collezione di pittura di ritratti femminili, un caro amico mi ha dato una macchina fotografica analogica una Praktica e così ho iniziato a fotografare con grande passione. Tutto è avvenuto senza alcuno sforzo, è stato come continuare a fare la stessa cosa ma con un supporto diverso. La verità è che sono interessato a qualsiasi forma d'espressione. Per questo motivo ho deciso di mettere me stesso davanti al mio obiettivo per la prima volta. Usare il mio corpo per esprimere la mia creatività è stato molto liberatorio, per me non conta con quale mezzo ti esprimi ma quello che si vuole comunicare attraverso il proprio lavoro. Per questo motivo non sento di definirmi un fotografo.
Ok. Ma mi spieghi come mai sei finito nel surrealismo?
Ho trovato che sia il Dada che il Surrealismo siano dei movimenti artistici molto intriganti. Preferiscono sempre ottenere intuizioni feconde da questo tipo di arte. Quando mi sono imbattuto nella glitch art è stato come scoprire un nuovo modo di esprimere tutto il surrealismo che c'è dentro di me ma con un'estetica diversa, ma molto vicina ai lavori che mi hanno ispirato. Non so bene quale sia la parte che collega tutte queste forme d'arte, ma da qualche parte lì in mezzo mi ci voglio trovare.
Devo dirti che mi piace che lasci l'interpretazione aperta per gli spettatori in modo che giungano loro stessi alla conclusione sulle tue immagini. Era qualcosa di premeditato o è scaturito naturalmente?
Quando si parla di arte per me nulla è programmato, ma diviene in maniera naturale. Penso all'arte come a qualcosa di personale e soggettivo. Quando creo per me è come se parlassi a me stesso, ma con l'intento di toccare anche altri. Potrei risponderti riguardo i miei pensieri e sentimenti ma non posso raccontarti di quelli degli altri. La verità è che con la mia arte non voglio dare tutte le risposte, ma preferisco che siano gli altri a porsi delle domande a riguardo e a darsi delle risposte.
Il lato sessuale delle tue foto lo trovo molto divertente, credo che sia come un piccolo tesoro per il tuo lavoro. Me ne parli?
La maggior parte delle volte ho raccontato le mie fantasie più profonde e le dipendenze nel mio lavoro. Anche se capisco che per alcuni le mie immagini possono risultare bizzarro e iper-sessuali, ma questo è il mio modo di accettarmi. Ho trascorso gran parte della mia vita a deprimermi riguardo le mie scelte personali. Uso la mia arte per liberarmi e per non essere più depresso.
Che cosa ti eccita davvero?
Uso il mio partner in molte delle mie foto, così quando abbiamo finito di scattare come è successo la maggior parte delle volte finiamo col fare sesso selvaggio. Questo mi eccita veramente, perché so già prima di scattare che finiremo così!
Credi che il fatto che la maggior parte delle volte non si vedano le facce dei soggetti, aiuti a raggiungere questo livello erotico?
Una volta qualcuno mi ha detto che vedendo alcune delle mie immagini ha provato un senso di disponibilità e di accessibilità del corpo umano proprio per il fatto che non si vedono gli occhi. Questo è esattamente quello che voglio esplorare con quelle immagini. Riguardo al livello erotico sono d'accordo con te. Credo inoltre che nelle mie immagini ci sia la proposta di sesso che è spesso correlata all'accettazione, per me la proposta di fare sesso è qualcosa che ho trovo particolarmente interessante, mi eccita e non mi dispiace farlo sapere.
Due parole che userei per descrivere il tuo lavoro sono "libero divertimento", che ne pensi?
La mia arte è l'unico posto in cui mi sento totalmente sicuro anche se mi espongo. È l'unico posto da cui non voglio nascondermi e mi esprimo con assoluta libertà. Sono d'accordo con te e ti ringrazio per averlo detto.
Prego. Come descriveresti la tua arte ?
Mi considero un nuovo artista e penso di avere ancora molto da imparare . Credo l'arte sia multidimensionale ed diventa significativa solo quando si confronta con un soggetto quale il sesso. Questo è ciò che voglio sperimentare ed evolvere in futuro. Vorrei poter rendere la mia arte più importante. Credo anche che l'arte debba essere spirituale tra le altre cose. In questo momento sto lavorando a questo livello, quindi ti direi che in questo momento la mia arte è spirituale.
Credi che si possa parlare di una nuova fotografia astratto-sessuale con opere come le tue e quelle di Ren Hang?
Grazie per aver accennato a questo. Ren Hang è uno degli artisti che ammiro moltissimo e mi ha ispirato molto. Trovo terribilmente interessante che egli viva in un paese che non accetta la sua arte e che quindi in un certo senso renda ancora più significativo il suo lavoro. Nel mio caso devo dirti che anch'io ottengo molte reazioni negative riguardo ai miei lavori, ciò con cui ho a che fare è il fatto che le persone non accettano il lato sconosciuto o bizzarro del mio lavoro. Se dobbiamo parlare di un nuovo filone fotografico e nello specifico di corpi nudi nella fotografia, allora vorrei che venisse riferita come un movimento che accetta la bellezza della diversità.
La tua famiglia o i tuoi amici che reazione hanno riguardo ai tuoi lavori?
La mia famiglia e i miei amici sono i più forti sostenitori del mio lavoro e tutto questo mi fa sentire bene!
Hai mai sentito la sfida di non attraversare la linea di accettabilità/pornografia quando hai lavorato ad un'immagine ?
Mi piace camminare su questa linea sottile. La mia dipendenza dal porno credo si manifesti chiaramente nei miei lavori e si percepisca quanto abbia influenzato il mio modo di creare. Ho del materiale inedito che non è mai stato pubblicato e che spero un giorno possa essere messo in mostra. In ogni caso credo che nell'arte non ci debbano essere dei limiti. Credo che se qualcuno osservi l'arte dentro dei limiti allora tutto perde di significato.
Hai visto qualcosa di recente che ti ha ispirato ?
Ieri ho guardato Marina Abramovic "The Artist is Present ", documentario sulla sua performance al MOMA che non avevo ancora avuto modo di vedere. Ciò che mi ha toccato di più è la sua dedizione all'arte. Non sapevo un sacco di cose su di lei, ma quello che ho trovato più interessante è che la sua arte era ed è ancora più importante della sua vita. Non ho mai visto qualcosa di più stimolante.
Di quale dei tuoi lavori ti senti più fiero?
Mi sento molto orgoglioso del fatto che negli ultimi due anni mi sono dedicato interamente ai miei lavori che mi danno una grande forza nell'andare avanti con la stessa passione che mi spinge ad esser un artista migliore.

OH MY JOSH! - Styling












Lars Stephan - Interview




































Nelle foto di Lars Stephan generalmente vediamo luoghi meravigliosi e il suo corpo nudo in relazione ad essi. Lars utilizza la ritrattistica come metodo d’esplorazione della sua identità e del suo posizionamento nel contesto. Principalmente Lars è interessato al dialogo costante tra un aspetto del sé e l’ambiente circostante. Nei suoi scatti infatti fa sì che il personaggio interiore che ha deciso d’interpretare venga costantemente influenzato dagli aspetti e luoghi naturali in cui ha deciso di collocarsi e con il fine ultimo d’immortalare questi momenti.

Mi racconti del tuo background?
Sono cresciuto in Germania, ma ho sempre avuto la voglia di viaggiare e scoprire nuovi luoghi. Mia madre era ed è ancora una grande viaggiatrice così da bambini ha portato me e mio fratello gemello in giro per tutta l’Europa. Da adulto ho continuato a farlo, ho vissuto e trascorrere del tempo tra gli altri posti in Australia, Cile, Argentina, Francia, New York. Attualmente sto facendo un master in fotografia a Londra al LCC .

Quando hai capito che l’autoritratto fotografico sarebbe diventato il tuo modo d’esprimerti?
Scatto fotografie perché voglio cogliere qualcosa prima che svanisca definitivamente. È stato così fin da bambino. Disegnavo ma non ho mai avuto il coraggio di esprimere che ciò che volevo veramente scattare delle fotografie. Fotografarmi è uno sfogo. Lo faccio provando ad interpretare diversi personaggi, è molto terapeutico, ma non è l'unica cosa che fotografo, cerco di catturare momenti; soprattutto quando viaggio, è affascinante. Tutto è fresco, nuovo e mai visto prima, è molto stimolante, sia per i miei lavori artistici che per i miei reportage di viaggio.

Riesci a prendere distanza tra Lars il fotografo e Lars il modello, qual’è la sfida?
Io non mi vedo come un modello. Usare me stesso come un modello, ma non mi rivedo negli autoritratti. Non sono davvero io, sto solo dando vita ad un personaggio.

Come ti sei accorto di essere così a tuo agio da mostrarti nudo nei tuoi lavori?
In realtà non sono affatto sicuro. Posso solo farlo, a scopo artistico e soprattutto perchè sto interpretando un personaggio.

Apprezzo che molte delle tue foto siano senza tempo, potrebbero essere state scattate ieri o 10 anni fa ma questo non importa. Il rapporto che sei in grado di ottenere tra il corpo nudo e il luogo è particolare, come ti è venuta quest’idea?
È stato ed è un processo molto naturale, soprattutto nelle scelta paesaggistica, rimuovendo ogni riferimento alla civiltà. Prediligo l’atemporalità. Osservo il posto, trascorrere un po' di tempo lì, cerco di coglierne le sfumature e subito dopo inizio a scattare.

Credi che un corpo nudo sia più sexy o libero?
Credo che le parole giuste per descrivere il corpo nudo sia senza tempo.

Ma credo che tu ti diverta a fotografarti così, trasmetti un senso di libertà. Ho ragione?
Può essere molto liberatorio essere completamente nudo in un ambiente naturale, con nessuno in giro. Tuffarsi in mare, senza vestiti, senza che nessuno sia lì ad osservarti ( tranne forse il proprio partner) è una cosa meravigliosa, ma io ho un’immagine in mente che alla fine voglio offrire. Non c’è non una storia alle spalle. Inoltre ho paura che raccontando com’è andata nel momento in cui stavo scattando una foto possa rompere la magia della foto.

Che è un luogo o un paesaggio in cui ti vedi nudo e non sei ancora andato?
Non mi vedo nudo in un certo paesaggio. È più come reagisco ad un determinato paesaggio. In generale, tutti i paesaggi offrono la possibilità di fare una foto.

Alla fine la reazione però è quella di spogliarsi. Hai mai avuto paura di farti beccare e venire arrestato perché eri nudo all’aperto?
C’è il rischio, ma la mia esperienza dimostra che le persone non si aspettano di vedere un uomo nudo in certi luoghi, di conseguenza, non “lo vedono”.

Pensi alle reazioni degli spettatori quando ti scatti o non ci dai peso?
Non ho il pubblico in mente quando fotografo. Di solito sono ispirato da un luogo o un'idea che ho e che voglio tirare fuori dal mio corpo. Voglio produrre qualcosa perché mi emoziona. Il pubblico è secondario.

Pensi che qualcuno possa fraintendere il tuo lavoro ed etichettarlo come un eccesso di vanità? Ti darebbe noia?
Posso capire perché la gente potrebbe chiamarmi vanesio, ma i miei primi autoritratti sono nati dall’insicurezza e poi si è sviluppata in qualcosa d'altro. Non m’interessa quello che dice la gente o penso di me. Penso che come artista si debba solo fare quello che si devi fare. È parte del lavoro di un artista rendere visibili cose che altrimenti non si potrebbero vedere. Può essere una ricerca folle, e naturalmente, si riceverà critiche per questo, ma fa parte del gioco.

Hai un corpo super atletico quanto tempo trascorri nel mantenerlo così?
Mi piace essere in buona forma e avere un corpo funzionale. Voglio continuare in questo modo. Essere consapevoli del proprio corpo è una cosa che ho scoperto molto presto e credo che mantenere un corpo sano non sia davvero un gran lavoro.

Sei è stato un modello, quindi probabilmente conoscere tutti i nomi dei fotografi, a quale fotografo ti senti più vicino artisticamente?
Sono stato un modello solo per un breve periodo. Ho sempre desiderato scattare con fotografi dai grande nomi, che sapevano quello che stavano facendo, che avevano un’idea, un concetto, una visone corretta che va oltre alla foto di moda che diventa ridondante molto velocemente. Non ho un fotografo che ammiro, ci sono aspetti di un sacco di fotografi che ammiro tutti per motivi diversi. Solo per citarne alcuni citerei Cindy Sherman, Robert Frank, William Eggleston, Daido Moriyama, Bert Stern, Bill Brandt, Edward Weston, Dan Holdsworth, Richard Misrach e Darren Almond.







Daniel Catalano - Interview


I quadri di Daniel Catalano sono delle composizioni fatte da molte figure corporee che si perdono o emergono dallo spazio circostante. Non esiste una vera e propria narrativa all’interno di questi quadri, siamo noi che siamo portati a perderci al loro interno per poi ritrovarci a fantasticare e a farci domande che probabilmente non riceveranno risposte. È come se fossimo alla ricerca di un materialismo all’interno di un mondo visivo assurdo, a tratti astratto e costituito da frammenti discontinui, che generano spazi che ci sembrano sì riconoscibili, ma che invece sono astratti. Quello che è certo è che i quadri di Catalano non sono dogmatici, la loro forza sta nel saper toccare il nostro immaginario visivo e a comunicare con esso, lasciando a noi tutte le possibili risposte suggerite dalla nostra esperienza.

Mi parli del tuo background?
Ho preso i miei BFA e MFA al Laguna College of Art and Design nel sud della California, dove ho studiato disegno e pittura classica in un ambiente che sembrava un atelier, prima di indirizzarmi verso un tipo di pittura più contemporanea. Credo che questa sia la naturale evoluzione del mio mestiere, padroneggiare gli strumenti classici indirizzati verso un immaginario contemporaneo.

Dove vivi e lavori ?
Attualmente vivo e lavoro nel sud della California. È un posto interessante in cui lavorare perché la luce opprimente stinge tutto ciò che tocca, comprimendo il colore ad una chiave di valori più alta, un contrasto più crudo e privo di ogni sottigliezza .

Quando e come hai iniziato a fare arte? hai mai pensato perché hai iniziato a dipingere?
Ho iniziato a disegnare come un adolescente che aveva l'intento di studiare architettura, ma quando ho capito che il disegno a mano libera non veniva più insegnato e tanto meno usato, ho abbandonato subito questo percorso prediligendo lo studio per le arti visive. Prima di questo non avevo mai trascorso molto tempo dedicandomi all’arte, ma me ne sono innamorato subito ed ho voluto fare parte di questa ricca storia d’artisti. Mi ci sono dedicato ed ho deciso che avrei passato la mia vita a fare quadri e questa scelta mi ha portato dove sono ora, nel bene e nel male. Ho cominciato a dipingere per emulare l'arte a cui ero stato introdotto senza pensarci troppo o con consapevolezza, soprattutto m’ispiravo all’arte rinascimentale e ai grandi maestri del diciannovesimo secolo. A quel tempo ero troppo giovane per comprendere appieno l'ampiezza del processo creativo, figuriamoci capire sufficientemente me stesso e le questioni che mi avevano spinto ed incitato a tale processo. Alla fine sono giunto a comprendere che il motivo per cui dipingo è che tramite la pittura sono costretto a confrontarmi nella mia interezza e a sperimentare di conseguenza.

Hai delle attese di come la gente possa reagire alla tua arte o semplicemente segui il tuo istinto?
Non ho mai considero lo spettatore. La mia unica preoccupazione è fare un'immagine che voglio sperimentare. L'atto di creazione è uno sforzo completamente egoista e lo spettatore alla fine lo vive attraverso i propri filtri egoistici. Quando qualcuno comincia creando per un pubblico particolare le domande necessarie per un'immagine onesta cessano di esistere, insieme a qualsiasi scoperta che invece sarebbe derivata dal dialogo creativo con se stessi. In definitiva il lasso d’integrità si tradurrà nell’esperienza dello spettatore, nella visone di un pezzo di merda senza senso.

La nudità è sempre stato un tema importante per l'arte classica, dagli antichi romani, ai greci, a Michelangelo tanto per citarne alcuni. Quando la nudità è diventata un argomento così importante per la tua arte? Perché pensi che abbia ancora un così grande impatto nell’arte al giorno d'oggi ?
Fin dalla prima classe di disegno figurativo ho capito che avrei disegnato modelli nudi per tutta la mia vita. Abbigliamento o tendaggi sono noiosi, opachi e senza vita. La carne è ricca di strati semi-trasparenti che assorbono la luce e reagiscono con il sangue prima di riemergere con infinite nuove possibilità di colore. Ogni movimento o punto di vista della figura rivela nuove forme su cui indagare. La figura nuda rivela la nostra fragilità, la nostra sessualità, la nostra umanità, tutto quello che abbiamo sempre disperatamente cercato di negare. Ho scelto di celebrare la carne.

Mi parleresti del progetto " Figure Compositions" ?
È il mio attuale progetto, è fatto da una composizione di mono e multi figure che evitano la narrativa a favore di formalismo non oggettivo . L'uso della figura permette una forma infinitamente variabile, colore e forma vengono distribuiti nella matrice pittorica, mentre il mio esame del nudo è alla ricerca del suo materialismo, all'interno di una visione dell'assurdo o nichilista. L'opera è costruita come un insieme di forme discontinue che creano uno spazio astratto attraverso immagini riconoscibili .
Uno dei tuoi quadri che preferisco è "Reflecting pool” potresti spiegare come nasce una tua idea?
Il mio processo d’ideazione è difficile da individuare, e a volte sembra casuale. Potrebbe trattarsi di qualcosa che proviamo da un particolare punto di vista, per esempio, il guardare verso il basso dall’alto di una scala è stata la genesi della Figure Composizion 101, ed il resto del dipinto è stato costruito intorno alla parte superiore della scala stessa. Ho passato un sacco di tempo a guardare e pensare a come sperimento il mio ambiente in modo scientifico ed esistenziale per conoscere quale sia il punto di partenza e la costruzione di un'immagine, ma non ci sono riuscito. I dipinti "Reflecting pool” esaminano la dualità del sé e della rinascita associata all'acqua. Tutto questo è nato nel corso di un periodo di transizione, quando volevo cambiare il modo in cui dipingevo.

In alcune delle tue opere i corpi sembrano disintegrati e fusi con l'ambiente circostante, come se non vi fosse un inizio né una fine, me lo spiegheresti?
Gioco costantemente con l'illusione dello spazio, e trovo interesse nella rottura di quest’illusione. Sciogliendo il primo piano nello sfondo o viceversa, i piani si spostano dentro e fuori, appiattendo aree e smontando il modello di prospettiva tradizionale. L'effetto sanguinamento esplora a mio avviso anche il nostro campo visivo e l'interpretazione ottica del nostro ambiente attraverso la nostra propensione, alla ricerca di un schema grafico conosciuto.

Dove trai ispirazione?
Sono più ispirato dalle scienze, in particolare le neuroscienze, la fisica e la chimica. Sono affascinato dai meccanismi che plasmano come viviamo il nostro ambiente e il fenomeno inconcepibile che governa la nostra esistenza.

Quanto tempo ci vuole per finire un tuo dipinto? Quando ti rendi conto che un quadro è terminato?
Non so mai quanto tempo ci vorrà per completare un dipinto. A volte potrebbe richiedere una settimana o due oppure dei mesi. È sempre interessante e sorprendente quando ciò che s’immagina, ossia un semplice dipinto, diventa invece un crepaccio tutto consumato. Ti direi che sono un pittore moderatamente svelto. Ci vogliono da dodici a diciotto mesi per mettere insieme un corpo di lavoro a seconda delle dimensioni. Finire un dipinto è un atto di bilanciamento tra il disgusto e l'illuminazione. Il processo è faticoso, quando ho raggiunto un punto in cui non posso sopportare di continuare a dipingerlo e tutte le domande che ho chiesto al quadro sono state risposte, allora è veramente finito.

Quando dipingi in studio metti della musica? Se sì cosa trovi più stimolante al momento e perchè?
Lo studio può diventare un ambiente facilmente tormentato, quindi è imperativo per sedare questo stato improduttivo della mente, riempirlo con una varietà di strumenti tra cui musica, podcast, ed alcool. La prescrizione e il  dosaggio richiesto dipende dallo stato dei dipinti, ed è sempre in movimento. Le band che mi stimolano in quei momenti sono The National , Mark Kozelek & Jimmy LaValle, Faunts, Death Grips, Kendrick Lamar, Frank Ocean, e un po' di tutto il resto, se necessario.

Dove pensi che i quadri si adattino meglio a casa di qualcuno? Soggiorno, camera da letto, sopra un camino?
La camera che ha la luce più bella offre al quadro la migliore visibilità dove può essere vissuto ancora ed ancora, e possa continuare a suscitare quello che il collezionista ha provato nel momento in cui ha decisso di possederlo.

Quello che mi piace di più dei tuoi quadri è il sentimento che trasmettono, a volte mi chiedo cosa stesse accadendo in quel momento. Ha senso?
Sì ha senso. Ho intenzionalmente lasciato le immagini vaghe. So che lo spettatore può sperimentare il quadro attraverso il proprio filtro e metterlo a confronto con la propria esperienza e fare dei ragionamenti personali che non avrei mai potuto immaginare, quindi preferisco incoraggiare questo fenomeno attraverso la vaghezza, piuttosto che essere dogmatico attraverso la narrazione.

Com’è per un pittore quando si sta per vendere uno dei propri lavori? È come dare via un parte di se stessi o per il fatto che si è lavorato da così tanto tempo ad esso che si è felici di liberarsene?

Mi piace vendere il mio lavoro. Direi che è il massimo complimento quando qualcuno si sente di spendere soldi duramente guadagnati per comprare un quadro che ho creato. È già abbastanza difficile comunicare con qualcuno attraverso il linguaggio di tutti i giorni, ma di comunicare tramite un ideale estetico si direbbe impossibile. Quando accade, però, è del tutto gratificante e mi permette di continuare a creare e indagare cosa significa sperimentare .